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 La perfezione non esiste. L’ordine sì. 

 

Chi mi conosce lo sa, sono sempre stato affascinato dal tempo, come unità di misura e come concetto astratto.

Durante questo anno di sciagure e catastrofi ne abbiamo avuto troppo, di tempo. Troppo tempo per pensare, troppo tempo da dedicare alle nostre passioni, che hanno cominciato a starci pure un po’ sulle balle. Troppo tempo per prenderci cura di noi stessi, al punto da non averne più voglia. Troppo tempo per pensare al futuro, per fare progetti. Al punto da non averne nessuno. Troppo tempo per reinventarci, al punto tale da voler essere esattamente quello che eravamo prima.

Eppure quello che eravamo prima non ci piaceva. Io, personalmente, facevo l’acrobata tra i miei mille impegni. Il lavoro, la palestra, gli amici, la spesa, la banca…tutto doveva incastrarsi al minuto; ero sempre di corsa, sempre nervoso. Eppure sono più nervoso adesso, che del tempo non so più che farmene e mi trovo a pensare “e mo’ che faccio?”, come quando ero bambino e la domenica pomeriggio dicevo a mia mamma “mi annoio”.

L’altro giorno mi è tornato in mente Blockbuster, ve lo ricordate? Tu andavi, ti facevi un giro tra le corsie a leggere le trame e guardare le copertine delle videocassette con i tuoi amici. Mille diatribe, mille discussioni e alla fine si sceglieva il film, insieme. Eh si, la scelta del film era una questione collettiva perché poi ci si ritrovava a casa di qualcuno con coca cola e patatine; un momento di condivisione insomma.

Io sono nato in piccolo paese, non c’era Blokbuster ma c’era Francesca, la signora della videoteca. Una donna simpatica ed emancipata, che sapeva sempre consigliare il film adatto a te (lei li aveva visti TUTTI!)

Fino all’anno scorso chi avrebbe mai avuto tempo di fare una cosa del genere? E così nascono Netflix, Prime Video, con lo scopo di semplificare la nostra vita. Comodamente seduti sul divano di casa nostra possiamo scegliere tra una miriade di film e serie tv, molti dei quali di pessima qualità (ma che ci importa, se non ci piace ne scegliamo un altro no?).

Quei momenti di condivisione sono diventati piano piano il nostro spazio personale: “ah stasera mi ordino una pizza su just eat e mi guardo un film”. Non devo andare in pizzeria, non devo andare in videoteca, che pacchia. Tutto con un paio di click.

E abbiamo gridato al miracolo, finalmente era tutto così semplice!!! Sì, effettivamente è semplice. Con pochi euro riusciamo ad avere quella che crediamo una serata perfetta. Ma quello che spesso dimentichiamo è che in cambio di questa serata perfetta non abbiamo dato solo qualche euro, abbiamo dato il nostro tempo.

Il tempo che ci voleva per andare in videoteca con gli amici, il tempo che ci voleva per andare in pizzeria e ordinare 2 pizze a portar via.

Quel tempo noi lo abbiamo pagato quando abbiamo accettato turni di lavoro scriteriati per salari bassissimi. Quando abbiamo accettato di lavorare la domenica, quando abbiamo deciso che se il nostro capo ha bisogno di due ore in più del nostro tempo, spesso a titolo del tutto gratuito, va bene. Perché in fin dei conti il suo, di capo, sta facendo lo stesso con lui.

Abbiamo rinunciato al nostro tempo quando non ci siamo lamentati del fatto che una parte dello stipendio ci venisse data in nero, perché in fondo funziona così no? Quando per ottenere un contratto a tempo indeterminato (che la pandemia ha dimostrato essere assolutamente inutile) abbiamo deciso che 60 ore settimanali erano un giusto compromesso rispetto alle 70 chieste. E’ giusto fare un po’ di gavetta quando si inizia.

Forse non lo abbiamo deciso, forse ci siamo adeguati no? Questo offre il mercato. E se nessuno accettasse? Il mercato potrebbe ancora permettersi di offrire questo? Potrebbe ancora imporci le sue condizioni?

Abbiamo rinunciato al nostro tempo quando ci è sembrato figo dire ai nostri amici “scusate stasera non vengo perché sono bloccato a lavoro”. Quando abbiamo cominciato a dire “il mio capo mi ha affidato un lavoro molto importante, ho davvero un sacco di responsabilità “celando il fatto che queste nuove mansioni non fossero accompagnate da un aumento ma da una paterna pacca sulla spalla.

E adesso ci crogioliamo sulla bellezza del nostro tempo, su come un click possa semplificarci la vita e rendere tutto meravigliosamente SMART.

Faccio partire la lavatrice dall’app così quando torno a casa devo solo stendere il bucato. Ho acceso il forno dall’app così quando arrivo a casa la cena è pronta. La conosci quest’app? Puoi fare la spesa on line e una persona va a fare compere per te. Pensa, se non trova qualcosa ti chiama e ti chiede con cosa puoi sostituirla! Ah io ormai faccio tutto on line, risparmio un sacco di tempo. Che gli regaliamo? Prendiamo un buono su Amazon così prende quello che vuole e ci leviamo il pensiero.

E intanto il nostro tempo moriva, assieme a tutto il resto. Siamo stati costretti a regalare il tempo che non avevamo a qualcuno che già ce lo aveva rubato. E lo abbiamo donato con gioia. Finalmente la tecnologia aveva reso le nostre vite facili. Tutto connesso, tutto veloce.

E adesso sgraniamo gli occhi quando vediamo la scritta “chiuso”. Senza pensare che la colpa è nostra. E’ mia, è tua. Senza pensare che quando tutti finiremo i nostri soldi la Apple non produrrà più cellulari, Amazon non ci consegnerà un bel niente, non avremo cosa mettere nel forno si accende dall’app.

La mia vuole essere solo una riflessione e non una polemica. Non sono abbastanza esperto da proporre una soluzione e non ho il potere, pur volendo.

Però mi manca Blockbuster. Anzi, mi manca Francesca.

 

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